HARD CORE. In Primo Piano

A Roma il Wim Wenders fotografo.

Una mostra sullo sguardo "urbano" del regista tedesco fino al 6 luglio 2014.


Venticinque scatti di Wim Wenders che fotografano il paesaggio urbano e si intrecciano,
indissolubilmente, con quello della memoria. È il tema della mostra Urban Solitude visitabile, fino al 6 luglio 2014, presso Palazzo Incontro in via dei Prefetti a Roma.

 

Regista di fama internazionale, nato a Düsseldorf nel 1945, Wenders è, fin dagli anni ’70, con Rainer Werner Fassbinder, Werner Herzog, Margarethe von Trotta, Alexander Kluge, Hans-Jürgen Syberberg e Edgar Reitz, uno dei principali protagonisti del Nuovo Cinema Tedesco (Neuer Deutscher Film o Junger Deutscher Film) che, insieme al Neorealismo italiano, alla Nouvelle vague francese e al Free Cinema inglese, è stato uno dei movimenti cinematografici più interessanti e innovativi del cinema europeo del Dopoguerra.

 

Ma la sua prolifica attività di film maker è parallela a quella di fotografo che si focalizza principalmente sul tema del paesaggio, in particolare della città.

 

A otto anni dalla sua ultima mostra fotografica, Urban solitude offre una visione ampia e variegata dello sguardo di Wim Wenders sulla realtà.

 

L’esposizione, curata da Adriana Rispoli, rispecchia i filoni principali della ricerca di Wenders: la percezione diretta della realtà nel vedere e nel viaggiare. Immagini sospese che raccontano il passaggio dell'uomo attraverso la sua assenza, la memoria dei luoghi in un silenzioso flusso del tempo.

 

Il corpus di fotografie presenta immagini fotografate nell’Ovest americano e nell’Estremo Oriente, passando per la Russia, l’Italia e la sua Germania puntando l’obiettivo fotografico su spazi e paesaggi di ogni genere, dalle città alla campagna, dai nodi autostradali alle zone di confine.

 

Le opere esposte sono accompagnate sia da testi sia da haiku dell’artista che ‘immortalano’ il suo pensiero al pari delle immagini. Ogni scatto emana una sensazione di nostalgia e di desolazione, ma anche di naturale calma e bellezza, racchiude storie passate e azioni dell'uomo "percepite" nell'assenza che l'artista inquadra. 

 

A un primo nucleo, specificamente rivolto all'indagine sugli scenari urbani, in cui trapela l'influenza dello sguardo di Edward Hopper sulla realtà americana, se ne affianca un altro più recente e forse più intimo. Dopo un altro nucleo più recente e forse più intimo. Tratte dalla serie intitolata Places, strange and quite del 2013 queste immagini esprimono una personale visione del mondo che cambia.


Orizzonti urbani stratificati, che mescolano
vecchio, nuovo e senza tempo. Angoli sospesi, tra il pieno e il vuoto, tra alberi cresciuti nel cemento e animali dipinti. Viali di negozi deserti, vetrine che non mostrano niente, strade di periferia che attraversano spazi liberi di conservare il vuoto, e il ristoro dalla sovrabbondanza che acceca.

 

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