MILF. Mai Ignorare la Filmografia

'Alla ricerca di Vivian Maier' attraverso le sue foto.

La street photography diventa un docufilm, al cinema dal 17 aprile


Una tata misteriosa che ha scattato in segreto oltre 100 mila fotografie, ritrovate dopo decenni, è oggi considerata uno dei fotografi più importanti del XX secolo. La vita e l’arte di Vivian Maier rivelate attraverso fotografie, filmati e interviste inedite alle persone che la conoscevano. O pensavano di conoscerla. Al cinema dal 17 aprile, 'Alla ricerca di Vivian Maier' il film di John Maloof e Charlie Siskel, con John Maloof, Mary Ellen Mark e Phil Donahue.


"Nel 2007 - racconta lo sceneggiatore e regista John Maloof -, mentre stavo scrivendo un libro sul mio quartiere di Chicago, mi chiesi dove avrei trovato le fotografie per illustrare il volume: così decisi di tentare la fortuna, andando ad una casa d’aste. Lì comprai una scatola piena di negativi, che non ho mai usato per il libro. Ciononostante, sapevo che dovevo conservarli. Mi dissi: “Sono un tipo pieno d’iniziativa. Li guarderò quando avrò tempo”.


Quell’acquisto ha portato alla luce una delle collezioni di “street photography” più importanti del XX secolo. "Così - continua Maloof - ho deciso di girare un film per documentare il mio viaggio alla scoperta della persona che scattò quelle fotografie incredibili. I negativi appartenevano ad una donna chiamata Vivian Maier. Ho poi ottenuto il permesso per accedere alle sue cose, quintali di strani oggetti che le erano appartenuti: così ho potuto iniziare il mio lavoro investigativo. Volevo che questo film seguisse il mio processo di scoperta della Maier. Le prove mi hanno portato a incontrare chi l’aveva conosciuta: ma più cose scoprivo sul suo conto, più aumentavano le domande. Le sarebbe piaciuto quello che stavo facendo? Perché aveva nascosto al mondo le sue foto e la sua vita personale? Chi diavolo era questa donna che iniziava a sembrare una figura 'mitologica'? La mia ossessione ci ha spinti a “collezionare” interviste e aneddoti provenienti da ogni parte del mondo. Abbiamo trovato circa cento persone che avevano avuto contatti con Vivian Maier. Nel film lasciamo le persone libere di parlare. Spero che questa storia arrivi allo spettatore con purezza e onestà, e che non solo sveli un’artista misteriosa, ma racconti una vicenda che ha cambiato la Storia della fotografia".


"Siamo noi a decidere cosa vogliamo che il mondo sappia di noi - afferma l'altro regista e sceneggiatore Charlie Siskel -. Eppure, alla fine, non possiamo fare a meno di rivelare chi siamo. È possibile che se Vivian Maier avesse potuto scegliere, oggi il mondo non saprebbe nulla della sua vita e delle sue fotografie. In vita, aveva deciso di nascondere se stessa e la sua arte. Ma nascondere la propria arte, ovviamente, non vuol dire distruggerla. Maier ha conservato le sue opere mettendone il destino nelle mani di altri.


Dopo anni trascorsi a passare in rassegna il lavoro di Vivian Maier, e una montagne di materiale personale, abbiamo girato un film che racconta la storia di un’artista che per tutta la vita si è travestita da tata, e che sta ricevendo adesso la fama e il riconoscimento che meritava da tempo.


Vivian Maier è stata una sorta di spia: ha catturato, spesso accompagnata dai bambini delle famiglie borghesi di cui si occupava, l’umanità così com’era, e ovunque si trovasse: tra le baracche come nei sobborghi residenziali.


Era un’outsider, Vivian Maier, e ciò le regalava una forma di empatia per gli emarginati che spesso ritraeva. Parlava di sé, scherzosamente, come di una donna misteriosa. Proteggeva la sua vita privata con accanimento e si professava indipendente dai valori borghesi delle famiglie con le quali viveva. È probabile però che, segretamente, abbia desiderato di vivere quegli stessi legami familiari ai quali assisteva da decenni: legami che durante la sua infanzia erano stati recisi.


Il nostro film rivela un lato oscuro della Maier, più oscuro di quanto avrebbe voluto mostrare agli altri (e di quanto era finora noto). Questa, però, è solo un tratto della sua storia. Le sue opere oggi fanno parte della storia della fotografia e sono un innegabile tesoro".

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